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Formazione Continua Psicologi - FCP

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Formazione Continua in Psicologia (FCP o ECM?)

e

REFERENDUM PSICOLOGI 2013

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Il referendum si è concluso e, purtroppo, ha vinto il SI alla modifica dell'Art.5, con 4861 NO e 6632 SI.

 

Le ragioni principali di questi risultati risiedono principalmente nella scarsissima partecipazione al voto (circa 1 Professionista su 8) e la massiccia "controinformazione" confusa (e spesso fuorviante): sembra infatti essersi diffusa l'idea (abilmente propagata in rete) che la formazione continua per gli psicologi (FCP) sarà resa disponible dagli Ordini Professionali in forma "gratuita" e che quindi gli psicologi non "spenderanno nulla" per la loro "formazione di qualità".

 

Il quadro che ne esce è dunque quello di una categoria spaccata a metà sull'obbligatorietà della Formazione Continua: chi ha votato NO ha espresso il suo forte dissenso circa tali imposizioni e circa le modalità che si teme verranno adottate  per la formazione continua degli psicologi in area privata.

 

Una metà non rassegnata, portatrice di un chiaro messaggio di protesta di cui non si potrà non tenere conto e dei cui effetti, ci auguriamo, potrà beneficiare l'intera categoria. Certo, una vittoria del NO avrebbe avuto un impatto ancor più significativo. E invece con la vittoria del SI il mondo della psicologia ha rinunciato ad un'occasione d'oro per inviare un forte messaggio non solo di protesta ma anche di presenza di una forte "cosicenza di categoria" e della volontà di non voler essere esclusi totalmente, in futuro, da decisioni di questa portata.

 

Staremo a vedere cosa ci imporrà la "ricetta" della FCP (Formazione Continua in Psicologia) e incrociamo le dita! Noi tutti speriamo fortemente che tutte le nostre previsioni, da sempre espresse con preoccupazione, siano totalmente errate e che la FCP si fondi su un modello di formazione di qualità ma "libero" e cioé lasciato alla responsabilità di ogni singolo professionista, che si avvicini o che sia simile a quello da noi proposto (clicca qui).

 

Se così non sarà, un fenomeno sembra essere ragionevolmente prevedibile: ogni anno milioni di euro partiranno dalle tasche degli psicologi (direttamente o "per tramite" degli Ordini) e andranno a cadere direttamente nelle tasche delle società che producono corsi accreditati, senza contare i profitti di tutti coloro che già oggi vendono gli spazi pubblicitari per la promozione di tali corsi. Tutto lecito ovviamente: il problema non è in chi lavora per produrre,  vendere e pubblicizzare i corsi. Queste attività sono lecite e devono esistere. Tutti noi vogliamo vedere un sistema di formazione ricco, fiorente e di qualità; ma visto che quel settore marcia già bene (da decenni), adesso vorremmo vedere gli sforzi economici e l'attenzione concentrati UNICAMENTE sullo sviluppo della psicologia in tutta Italia e in tutti i suoi settori (privato e pubblico) e non solo nel potenziamento di un sistema formativo già oggi ipertrofico.

 

A cosa serve una formazione di qualità se poi non c'é modo di metterla in pratica?

 

Purtroppo ha prevalso la disinformazione, anche per la omessa comunicazione alle Psicologhe e agli Psicologi Italiani dei contenuti del Regolamento sulla FCP sottoposto al Ministero della Salute. La conoscenza di tali contenuti avrebbe infatti aiutato tutti i votanti a esprimere una preferenza con maggior consapevolezza. E' possibile che nessun consigliere dell Ordine Nazionale degli Psicologi (formato dai Presidenti degli Ordini Regionali), nessuna delle forze politiche (vecchie e nuove), in nessuna Regione abbia pensato che fosse corretto informare tutti i colleghi psicologi sui precisi dettagli di questa proposta di legge, anche per discuterne e dar vita ad un fecondo dibattito interno? Qual'è la paura?

 

In pratica ci è stato chiesto di votare per l'introduzione di una regola che prevede sanzioni per chi non effettuerà una "formazione di qualità" fantasma, della quale cioé ancor oggi non si sa assolutamente nulla.

 

Una specie di assegno in bianco che, prudentemente, statisticamente poco meno della metà degli psicologi ha preferito non firmare.

 

 

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Le ragioni del NO alle modifiche dell'Art.5

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Le informazioni che seguono sono quelle che abbiamo pubblicato due settimane prima del Referendum degli Psicologi del 2013 per sostenere principalmente il NO alla modifica dell'Art.5.

 

Le lasciamo pubblicate come memoria permanente di ciò che la ISP ha sempre sostenuto in merito.

 

 

 

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E' in corso il Referendum per gli Psicologi volto a introdurre alcune modifiche agli articoli 1, 5 e 21 del nostro caro e già ben concepito Codice Deontologico.


E’ nostra opinione che tali modifiche non apporteranno nessun vantaggio concreto all'utenza e, nel caso dell'Art.5, avalleranno e rafforzeranno un Regolamento (stabilito dal Consiglio e non ancora reso noto) che potrà danneggiare ulteriormente la nostra categoria soprattutto in termini economici, con un'aggravante di spesa che mediamente potrà ammontare a 500 euro all'anno per ogni psicologo.


Sebbene infatti la modifica degli Articoli 1 e 21 non comporterà sostanzialmente nessun cambiamento concreto per la stragrande maggioranza degli psicologi (a parte per chi ha interesse a vendere corsi ai counselor non-psicologi e simili), la modifica dell'Art. 5 è volta a recepire la legge (DPR 137/2012) da poco uscita che, in sostanza, dipendentemente dal Regolamento che entro Agosto 2013 tutti dovremmo conoscere, avrà come risultato quello di obbligare tutti gli Psicologi Italiani ad acquistare (direttamente o indirettamente) corsi di formazione ECM o FCP.


Cosa vuol dire FCP? FCP sta per "Formazione Continua in Psicologia". A gennaio 2013 infatti il CNOP ha approvato il "Regolamento sulla Formazione Continua in Psicologia" (FCP) che avrebbe dovuto essere emanato entro agosto 2013.


In questa situazione di scarsità di informazioni e di attesa, tra le varie possibilità che si prospettano, tre sembrano le più plausibili:

 

1- da una parte il Regolamento potrà imporre a tutti gli psicologi privati ciò che è già imposto alla minoranza che opera in ambito pubblico: accumulare obbligatoriamente (ma a proprie spese e senza rimborsi) una media di 50 crediti ECM all'anno, per un costo medio di 500 euro all'anno.


2 - dall'altra, nel caso in cui il Ministero della Salute dia l'OK al Regolamento proposto dal CNOP (per gli FCP), facendo il CNOP riferimento esplicito ad una "Formazione Continua di qualità", è ragionevole supporre che il sistema di "valutazione della qualità" di un corso FCP sarà basato su una qualche "authority" che deciderà quali corsi sono di qualità e quali no, utilizzando probabilmente gli standard già in uso ovunque: i crediti formativi.

Il fatto è che sia che si tratti di ECM, sia che si tratti di FCP, a meno che le società che producono questi corsi accreditati  non decidano di lavorare gratuitamente, ci troveremo comunque di fronte all'obbligo di acquistarli. E questo anche se gli Ordini Professionali li acquisteranno per poi renderli disponibili, in qualche misura, in modo "gratuito", parola quest'ultima che mettiamo tra virgolette perchè i soldi degli Ordini sono sempre i soldi degli iscritti.

 

In questi due casi decine di migliaia di psicologi si potranno trovare nella condizione di dover necessariamente acquistare direttamente o indirettamente una media di 500 euro di corsi all'anno, per la felicità delle Società private che producono questi corsi accreditati (una ristrettissima minoranza di psicologi), per un giro di affari di decine di milioni di euro all'anno!


E così, ai costi d'iscrizione all'Ordine (160 euro), all'ENPAP (minimo 350 euro, per maturare poi una pensione ridicola di 60 euro mensili!), dell'Assicurazione (sui 50 euro l'anno), adesso dovremo aggiungerne altri 500 per la formazione, ogni anno! Siamo noi psicologi l'unico mercato possibile per noi psicologi?


Più di 1000 euro all'anno per poter svolgere una professione mai decollata e che sta attraversando un periodo di crisi storica. Molti psicologi e psicoterapeuti, soprattutto i più giovani e tutti quelli che devono partire da zero, non potranno permettersi questa spesa e saranno costretti a rinunciare a tentare di farsi strada nel settore per il quale hanno già investito tantissimo tempo, denaro e fatica.


Ci vuole molto a capire che chi opera nel privato (più del 90% degli psicologi!) non ha le protezioni e i privilegi di chi opera nel pubblico (stipendio sicuro e fisso, pensione assicurata, ferie e malattie pagate, tredicesime e sostegni economici alla formazione continua)?


Se si vogliono equiparare gli obblighi tra pubblici (pochi colleghi) e privati (la quasi totalità), bisogna PRIMA anche equiparare diritti e privilegi. Ma poichè questo è impossibile, è quanto meno ragionevole e di buon senso tener conto delle enormi differenze che intercorrono tra le due categorie, strutturare adeguatamente il regolamento e battersi per un adeguamento della legge alle realtà concrete.

 

 

  • UN REGOLAMENTO IMMAGINARIO

 

Purtroppo nessun Ordine Professionale ha mai comunicato ai propri iscritti il Regolamento sulla Formazione Continua che il CNOP ha sottoposto al vaglio del Ministero della Salute, pur essendo un fatto di enorme rilevanza che riguarda tutta la categoria.

Sarebbe stato molto utile farlo non solo per consentire una valutazione più obiettiva sul come votare la modifica dell'Art. 5, ma anche e soprattutto per aprire un fecondo dibattito, un confronto all'interno della categoria.

Certamente, se il Ministero della Salute ci concedesse una forte autonomia nel decidere le caratteristiche del sistema di valutazione e dei mezzi usati per la nostra Formazione Continua, una proposta ragionevole avrebbe potuto includere il mezzo dell'autodichiarazione: in virtù di questo Regolamento immaginario gli psicologi sono si tenuti ad aggiornarsi in modo continuo, ma utilizzando tutti i mezzi che la realtà mette a disposizione per la formazione culturale e scientifica di ogni individuo:


  • lettura di libri su temi psicologici (magari reperiti anche nelle biblioteche universitarie)
  • scrittura di libri su temi psicologici e sociali
  • congressi (ECM e non)
  • lettura di articoli scientifici (ad es. su Pubmed o Medline)
  • pubblicazione di articoli scientifici su riviste accreditate e/o specializzate
  • Frequentazione di corsi (ECM e non)

 

Si potrebbe quindi stabilire un sistema di valutazione flessibile sempre basato sui crediti, ma in cui un credito formativo corrisponde ad un tot. di ore di attività formative (congressi, corsi), o ad un tot. di pagine lette o scritte (libri e articoli), secondo standard condivisi: il tutto tramite lo strumento della'Autocertificazione che espone il dichiarante, a tutti i livelli, di incorrere in provvedimenti civili e penali in caso di falsa dichiarazione.


In questo nostro mondo immaginario la o il Professionista, ogni anno, sarebbe tenuto/a a compilare un form (un modulo online) nel sito del suo Ordine Professionale d'appartenenza in cui dichiara, sotto la propria responsabilità, quali attività formative ha svolto nell'anno passato e quanti crediti formativi ha accumulato. Poi lo Stato farà i suoi controlli periodici a campione, come di consueto.


In questo modo lo Psicologo, ogni anno, sarebbe incentivato a formarsi e ad aggiornarsi nelle materie che più lo/la interessano e appassionano, evitando così anche il temuto effetto "raccolta bollini".


Non solo: ne guadagnerebbe anche il decoro della nostra figura professionale alla quale da un lato verrebbe ribadito il dovere di formarsi in modo continuo (a vantaggio dell'utenza), dall'altro verrebbe ribadito il principio di "responsabilità professionale" cui tutti tutti noi, in virtù dell'abilitazione Statale che abbiamo ottenuto, siamo soggetti.


Il problema di un regolamento di questo tipo però risiede nella sua accettabilità da parte del Ministero della Salute; con quale grado di autonomia possiamo stabilire come regolamentare e realizzare una Formazione Continua "di qualità"? Forse in tal senso la legge 137 potrebbe essere migliorata, sia per le decisioni che dobbiamo prendere oggi che per le modifiche che certamente verranno introdotte in futuro.



Votare NO alla modifica dell'Art.5 significa mandare un FORTE messaggio non solo di PROTESTA e di non-rassegnazione di fronte a tali prospettive, ma anche di stimolo e pressione agli attuali e futuri dirigenti a strutturare un Regolamento che tenga conto delle differenze pubblico-privato su citate e a farsi promotori attivi, nelle sedi appropriate (Parlamento), dei possibili miglioramenti della legge 137 e della legge 56.


Certamente il voto è libero, non siamo obbligati a votare "si" alla modifica dell'Art. 5 e certamente non è nostro interesse (e dell'utenza) avallare possibili regolamenti che impongano l'accumulo di 50 crediti ECM (o simili) all'anno e la legge 137 con masochistiche modifiche dell'Art. 5.

 

 

Tabella 1 - Le nostre preferenze

Articolo che vogliono modificare

Conseguenze pratiche

(se vincono i si)

Preferenza di Voto

Art. 5

Svantaggio per gli Psicologi e nessun vantaggio per l’utenza

NO

Art. 1

Nessuna

NO

Art. 21

Nessuna. Svantaggio per chi vende corsi a non-psicologi (es. counselor non-psicologi)

SI

 

 

 

Tabella 2 - In Dettaglio

Articolo Attuale

Cambiamenti proposti

(se vincono i si)

Preferenze di Voto

Art. 5

Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina specificatamente nel settore in cui opera. Riconosce i limiti della propria competenza ed usa, pertanto, solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti ed i riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.

Art. 5 (se vince il si)

Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali opera. La violazione dell’obbligo di formazione continua, determina un illecito disciplinare che è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale. Riconosce i limiti della propria competenza e usa, pertanto solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.

 

- NO -

 

La parte in nero non introduce novità sostanziali.

 

Come già detto, la parte in rosso costituisce solo il rafforzamento di una legge (DPR 137/2012) cui seguirà l'imposizione di un Regolamento (non ancora reso noto) che molto probabilmente ci costringerà ad acquistare mediamente 500 euro di corsi all'anno (50 crediti) ciò che metterà con le spalle al muro molti psicologi operanti in ambito privato.

 

Una legge (e un regolamento?) che colpiscono una categoria già in difficoltà e che favoriranno solo l’arricchimento delle società private che vendono costosi corsi con crediti ECM!

 

Certamente non è nostro interesse avallare tale legge e regolamenti interni che la sostengono con masochistiche modifiche all’articolo 5 del nostro caro Codice.

Art. 1

Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all'Albo degli psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza, e l'ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare.

Art. 1 (se vince il si)

Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo degli psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare. Le stesse regole si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengano effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico e/o telematico.

 

- NO -

 

La parte in nero non introduce novità.

 

La parte in rosso è una inutile precisazione. Lo psicologo deve sempre rispettare il codice deontologico e questa modifica non introduce le attese regole di condotta utili sia agli utenti che agli psicologi per condurre nel migliore dei modi e con maggior consapevolezza le consulenze online.

Art. 21

Lo psicologo, a salvaguardia dell'utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l'uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche. È fatto salvo l'insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti, ed agli specializzandi in materie psicologiche.

Art. 21 (se vince il si)

L’insegnamento dell’uso di strumenti e tecniche conoscitive e di intervento riservati alla professione di psicologo a persone estranee alla professione stessa costituisce violazione deontologica grave.

Costituisce aggravante avallare con la propria opera professionale attività ingannevoli o abusive concorrendo all’attribuzione di qualifiche, attestati o inducendo a ritenersi autorizzati all’esercizio di attività caratteristiche dello psicologo.

Sono specifici della professione di psicologo tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relative a processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) basati sull’applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici.

È fatto salvo l’insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di studio universitari in psicologia e ai tirocinanti. E’ altresì fatto salvo l’insegnamento di conoscenze psicologiche.

 

- SI -

 

La parte in nero non introduce novità.

 

La parte in rosso costituisce in parte una ripetizione di quanto già previsto, in parte solo una precisazione oziosa: avallare attività ingannevoli o abusive costituisce già di per se una violazione del codice deontologico e/o della legge.

 

Riguardo alla parte scritta in blu per noi psicologi sarebbe più utile elaborare e proporre delle modifiche all’attuale legge 56 indicando in dettaglio quali sono le tecniche d'intervento riservate solo a noi psicologi per impedire una volta per tutte a discipline limitrofe pseudo-psicologiche di spacciarsi come discipline con competenze esclusive degli psicologi in virtù del nostro e specifico iter formativo.

 

Se vince il si, cosa che ci auguriamo, a rimetterci potranno essere solo pochi colleghi che attualmente vendono corsi (conoscenze e competenze) a chi poi le usa per svolgere professioni "limitrofe", come i counselor non-psicologi.

 

SI DUNQUE, MA NON BASTA. BISOGNA MODIFICARE LA LEGGE 56, O COSI' NON OTTERREMO NULLA.

 

Siamo inoltre dell’idea che gli Ordini Professionali dovrebbero premere nelle sedi appropriate affinché la legge 56 venga modificata nella direzione di una maggior chiarezza circa gli strumenti e i metodi d’intervento che sono da considerare appannaggio esclusivo degli psicologi, sia per una maggiore chiarezza e trasparenza interna alla nostra categoria, sia per definire con maggior chiarezza i confini tra la nostra professione e quelle limitrofe, in modo da imporre anche a queste ultime il rispetto di tali confini e non creare confusione alla grande utenza.


Questo lo si ottiene non a livello di Codice Deontologico, cui solo noi psicologi siamo soggetti (mentre le discipline limitrofe, non vincolate al nostro codice, continuano indisturbate a sconfinare sul nostro campo di competenze professionali) ma a livello di legge dello Stato.


Augurandoci che questo messaggio abbia contribuito ad alimentare una valutazione critica e indipendente sui possibili esiti del referendum, ti invitiamo a non astenerti e a votare, perchè da quello che decidiamo oggi dipende un pezzo importante del nostro presente e futuro professionale.

 

 

Ti ricordiamo che SI VOTA PER VIA POSTALE utilizzando la scheda di votazione e la busta preaffrancata (il "kit") che l'Ordine ti dovrebbe spedire a casa in tempo utile. Se non hai ricevuto a casa o hai smarrito il kit per votare, puoi richiederne un altro al tuo Ordine Professionale, sia inviando loro una email, sia andando fisicamente presso la sede dell'Ordine.

 

Poiché saranno ritenuti validi solo i voti che saranno pervenuti entro e non oltre le ore 12 del 28 Giugno, affrettati a spedire il tuo voto

 

entro il 21 Giugno 2013

 

e cioè almeno una settimana prima del 28 Giugno, per ridurre i rischi legati ad eventuali ritardi delle Poste Italiane.

 

 

 

 

 
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